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2010: un anno poco social?

Devo ammettere che l’anno che va da metà 2008 a metà 2009 è stato un entusiasmante periodo social!!

Entrato nel mondo del lavoro sull’onda della mia tesi universitaria sulle strategie di internet marketing applicate all’ambito sociale, mi sono affacciato sulla realtà milanese pieno di entusiasmo e di voglia di apprendere. Moltissime cose mi sembravano di interesse e innovative, ho partecipato a tante conferenze, ho messo una buona parte delle mie conoscenze in pratica acquisendo una discreta competenza (a mio avviso, s’intende).

Poi è successo qualcosa. Verso aprile 2009 ho iniziato ad avvisare una certa insofferenza per concetti ormai triti e ritriti ma che un po’ tutti continuavano a propinare con insistente sfacciataggine. I tanti esperti di social media marketing hanno iniziato a rincorrersi sempre con le stesse parole, senza più la freschezza e l’innovazione che percepivo all’inizio. Le mie liste Friendfeed/Twitter fatte dai professionisti del web sono un triste elenco di notizie poco utili che rimbalzano da una parte all’altra e di battibecchi su questioni quotidiane. Le conferenze, anche quelle che dovevano essere le più interessanti (leggi Facebook Developers Garage, Face to Facebook, Working Capital et similia), a mio avviso si sono dimostrate un’accozzaglia di banalità e markette buone ad impressionare gli investitori o i manager che non hanno ancora scelto di incamminarsi per la strada sociale.

Secondo me il fenomeno ha raggiunto la fase pianeggiante della curva. Non è colpa di nessuno, ma forse la magia dei “media sociali” non c’è più.

Resta il lavoro, quello vero, quello che mette in pratica al meglio tutto quello che si è appreso, un lavoro a volte pesante fatto di report, contatti, post, presentazioni e idee.

Monitoraggio con Radian6 – Il Topic Profile

logo radian6

Oggetto di questo post è il famoso/famigerato tool di monitoraggio dei media sociali Radian6. Lo uso da un bel po’ e ho pensato di scrivere una piccola recensione/guida. Le opinioni che si trovano sul suo conto in rete sono molto divergenti, e in effetti, nonostante sia molto potente, qualche difetto effettivamente ce l’ha, specie in relazione al web italiano.

Dando per scontato il sapere cosa sia un tool per il monitoraggio e quali siano i criteri teorici generali che ne sono alla base (argomenti che, tra l’altro, ho intenzione di trattare in futuro), qui mi concentrerò più su come si presenta il programma e che opzioni di ricerca offre. Sono ben consapevole che esistono sul mercato molti tools a pagamento e gratuiti che hanno caratteristiche diverse e, a seconda delle esigenze, migliori. Una lista la si può trovare qui: http://wiki.kenburbary.com/. Un’altra buona risorsa è la guida al marketing dell’ascolto di Michele Polico.

Radian6 è un programma piuttosto completo, che monitora un po’ di tutto. Da pochi giorni viene monitorato anche Facebook (ovviamente per quel che riguarda gruppi e profili pubblici aperti ai motori di ricerca esterni). Le altre tipologie di media incluse nello scraping sono:

  • Blog
  • Forum (i principali italiani sono inclusi, ma altri mancano)
  • Video (YouTube in particolare)
  • Micro Blogging (FriendFeed e Twitter)
  • Mainstream News
  • Foto (praticamente solo Flickr)

In questo primo post cercherò di spiegare come si presenta il Topic Profile, l’anima di Radian6. Nel secondo, invece, tratterò la Dashboard (la scrivania dove vengono restituiti i dati analizzati) e farò alcune considerazioni più ampie sulle performance dello strumento e sul perché usarlo rispetto ad altri.

Diciamo subito che acquistare Radian6 costa, anche se il prezzo non è proibitivo. Per un singolo profilo (Topic Profile) accessibile da un singolo utente, si devono sborsare $600 al mese. Sono inclusi 10.000 risultati sulla media di 30 giorni (dopo spiegherò meglio cosa significa), keywords illimitate e un mese di dati storici al momento dell’acquisto. Un anno di dati storici costa altri $600, una tantum per tutti i profili già aperti al momento dell’upgrade.

Ad un primo impatto, Radian6 risulta piuttosto intuitivo. In alto, sempre visibile, c’è la barra dei menu con 4 voci: Dashboard, Configuration, Help e Video Tutorials.

La prima area da esplorare è Configuration, all’interno della quale si trova la sezione Topic Profiles. Prima di poter ottenere dei risultati, infatti, è necessario impostare un profilo. Si deve prestare attenzione, in quanto ogni singolo profilo costa $600 al mese. Non è inverosimile aprire più profili pensando che siano inclusi nel fee base mensile e ritrovarsi invece con un conto salatissimo da pagare.

I profili sono l’anima di Radian6. Per profilo (o Topic Profile) si intende una campagna, ovvero un insieme di filtri e keywords pensati per un singolo cliente. Ad esempio, possiamo immaginare un topic profile dedicato a Dell in cui settate query dedicate ai laptop, ai prodotti concorrenti, al tema del design dei computer, etc.

All’interno della sezione Details, è possibile configurare il profilo. Parametri fondamentali sono i filtri:

  • Lingua: ci sono diverse lingue, tra cui l’italiano (il che non è scontato, molti prodotti concorrenti non offrono questa possibilità)
  • Tipologia di media: è possibile filtrare per blog, video, immagini, siti di informazione, microblogging, forum, commenti
  • Regione: vi è anche l’italia
  • Filtro delle fonti: è possibile filtrare per sorgenti, ovvero liste di URL da non prendere in considerazione nella restituzione dei risultati

Radian6 T Profile 1

Vi sono da fare alcune considerazioni. Radian6, per l’italiano, non è precisissimo per quanto riguarda la lingua e la tipologia di media. Molto spesso, selezionando “italian”, nei risultati troverete comunque dei post in altre lingue. Se non volete star lì a cancellare manualmente quelli non pertinenti, la soluzione è settare come linguaggio Italiano e come regione Italia. Lo sconsiglio, in quanto taglierete fuori dai risultati molti post che potrebbero essere rilevanti.

Per quanto riguarda la tipologia dei media, molto spesso vi troverete con degli errori di classificazione. Quella più frequente è l’inserimento di alcuni forum all’interno della categoria blog. Ad ogni modo, la percentuale d’errore è accettabile (a mio avviso), e la società (canadese) lavora sull’italiano da non più di un anno (ci sono, quindi, margini di miglioramento). C’è anche da dire che ritroverete spesso ripetizioni degli stessi post dovuti allo scraping di aggregatori spam.

Un altro dato da tenere sott’occhio in questa sezione è Estimated Monthly Volume. Se la media su 30 giorni del suo valore supera la soglia di 10.000, si viene invitati a restringere il campo di ricerca o a comprare il pacchetto per ulteriori 10.000 risultati (altri $500/mese). Ad ogni modo, se lavorate su clienti italiani, è raro che con un singolo profilo (e dunque cliente)  arriverete a tali numeri.

Il secondo passaggio nel setup di un topic profile è ovviamente la creazione di query. Qui il fattore umano fa la differenza. Nessun tool, seppur potentissimo, può restituire risultati pertinenti se non siete bravi nell’impostare le query. In Radian6, se non vi sono particolari esigenze e se brand e prodotti hanno nomi non ambigui, si possono usare semplici espressioni di keywords. Se invece c’è la necessità di monitorare più prodotti dai nomi ambigui, più brand concorrenti o più tematiche inerenti ad un cliente, è opportuno settare gruppi di keywords. Radian6 permette di associare ciascun gruppo a una categoria tra “brands”, “competitors” e “industry”. In questo modo si semplificherà l’analisi dei risultati.

Radian6 T Profile 2

Infine, è possibile configurare il mix di ingredienti che alimentano l’algoritmo che identifica i siti/blog o persone più influenti. Il settaggio di fabbrica funziona piuttosto bene, a mio avviso.

Radian6 T Profile 3

Per ora direi che ho scritto anche troppo. Al prossimo post su Radian6!

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Facebook Marketing – Facebook per le aziende

In questo post allego un mio articolo sul Facebook Marketing pubblicato sul giornale cartaceo VoiceCom News nel numero di Luglio 2009. L’analisi proposta non arriva a particolari tecnicismi, anche per la tipologia di target a cui il giornale è normalmente distribuito. Ad ogni modo, ho cercato di presentare in modo chiaro gli aspetti principali di comunicazione che possono interessare il marketing aziendale.

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Esperto digitale o esperto in Social Communication?

Finalmente riesco a riprendere a scrivere sul mio blog. Ci son stati diversi cambiamenti per me negli ultimi tempi, e sto ancora cercando di venirne a capo del tutto.

Ad ogni modo, stamattina ho letto un post pubblicato su Social Media Today dal titolo Social Communication is NOT Digital Expertise. La tesi portata avanti è che le competenze di un esperto digitale sono diverse da quelle di un esperto in comunicazione sui social media, mentre negli ultimi tempi si assiste ad una certa confusione sull’uso dei due termini.

Io credo che il ragionamento sia giusto. Una professionalità nella comunicazione sui social media non deve necessariamente essere esperto di E-Commerce, di SEO, di keyword advertising o di email marketing. Il suo compito resta invece incentrato sulla comunicazione, sull’ingaggio con i pubblici, sulla capacità di creare storie e contenuti, sulla consapevolezza degli strumenti a disposizione e del modo corretto di usarli (“il mezzo è il messaggio”).

E’ ovvio che una conoscenza di base degli aspetti del digitale elencati sopra sia comunque importante, ma è altresì vero che spesso le due expertise vengono confuse.

Che uso fanno dei Social Media le Top 100 di Fortune

Ridesto il blog dal torpore estivo (e riflessivo) per allegare questa presentazione, preparata da Burson-Marsteller, estremamente interessante.

Tutti i dati presentati meriterebbero di essere commentati. Impressiona in particolare il fatto che Twitter guida la graduatoria dei mezzi più usati (56% delle aziende Top 100) con uno share quasi doppio rispetto a Facebook (29%).

Interessante notare anche che quasi tutte le aziende che comunicano attraverso Twitter postano news o annunci.

Ecco la presentazione, e buone vacanze!

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Strategie di diffusione virale: Mom’s Revenge di Ninja Lab e Boppy

Impazza in rete un gioco che dimostra l’avverarsi di due fenomeni del web odierno: l’evoluzione del target e l’imprescindibilità  dell’advergaming nelle strategie di internet marketing.

In questa storia, da un lato ci sono le mamme 2.0, ovvero quelle ragazze/donne che hanno partecipato attivamente allo sviluppo dei media sociali e che ora si ritrovano con i pargoli neonati. E’ un target non meglio definito in passato, mamme evolute che impazzano sul web con i loro MomCamp, i loro blog e i loro spazi di discussione. E che si trascinano dietro anche quelle un po’ meno 2.0…

Dall’altra parte ci sono i Ninja capitanati da Alex Giordano e Mirko Pallera, che operano dal loro quartier generale in prossimità della mia città natale (Salerno).

Il risultato è questo advergame realizzato per Boppy, un “cuscino per l’allattamento che coccola mamma e bambino”, che ha come scopo quello di testare il grado di conoscenza delle neomamme su tematiche “tecniche”. La strategia utilizzata è risultata vincente, in quanto offre del valore agli utenti (informazioni utili sull’allattamento e la crescita del bambino) in modo simpatico ma riuscendo al contempo ad associare tale valore al brand Boppy (marca di Chicco). Inoltre non è da sottovalutare anche il risultato indiretto da ricercare nell’aumento di awareness verso pubblici allargati.

Ninja LAB dichiara un coinvolgimento di 1.400.000 internauti in poco più di un mese, numeri da vero tormentone web realizzati anche grazie all’apporto di Viral Beat nella parte di gestione della diffusione virale. Da un punto di vista estetico, le illustrazioni del gioco sono state realizzate da Paolo Bordino, detto Pao Pao, famoso street artist.

Boppy_logo

ps. Un saluto al ninja Alessandro Varone che mi ha fornito i dati presentati.

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Google Adsense non sbaglia mai…

Da una segnalazione di Alessio Granata (noto webmarketer musicale…)

ps. ciao Michael! Purtroppo non ti vedremo mai su quel palco…

Michael - Adsense.001

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In arrivo la ricerca in real-time per Facebook

Unanimamente, una delle caratteristiche più contestate di Facebook è il suo motore di ricerca.

Ad oggi, per una data chiave di ricerca, è possibile ricercare  unicamente i profili, le pagine, gli eventi, etc. etc. che contengono tale chiave nel nome o in alcuni campi predefiniti. In pratica, il motore non restituisce status, post, commenti all’interno dei quali è rintracciabile la keyword.

Ebbene, stando a TechCrunch, stanotte sembra che Facebook abbia messo online per poche ore un nuovo motore di ricerca in real-time (ora in fase di testing) il quale ha proprio le caratteristiche esposte poco sopra. Non sarà esattamente un reale strumento di monitoring per chi si occupa di social media marketing, in quanto la ricerca non è estensibile al network globale così come permette Twitter Search, ma solo ai news-feeds dei propri amici. Certamente, però, è un grosso passo avanti nell’utilità del motore di ricerca di questa piattaforma.

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Alla ricerca di un modello di business…

Qualche giorno fa un mio amico mi ha segnalato un’offerta di lavoro di Facebook piuttosto carina. La posizione di chiama “Monetization Analytics”, e recita così:

“Facebook is seeking Monetization Analytics professional who is obsessed with technology, product development, social media and revenue strategies. This position will drive and execute in important business categories. The ideal candidate will have experience in analyzing online advertizing inventory in the consumer Internet space with a heavy emphasis on pricing/yield analysis. This role will be responsible for maximizing sales revenue on advertising inventory and define and optimize operational performance reporting. This is a full-time position located in our headquarters in Palo Alto, CA.”

La cosa mi ha incuriosito, perchè ovviamente conferma che Facebook crede ancora molto nella possibilità di monetizzare attraverso la pubblicità. Sappiamo che i risultati avuti finora, a quanto pare, sono piuttosto scarsi (checchè ne dica Zuckerberg), e Facebook vive ancora di venture capital ed è ben lontana dalla quotazione in borsa. D’altronde, pur non avendo mai portato avanti direttamente una campagna di advertising su questo social network, più fonti sul web parlano di un CTR medio pari a 0.05% (quindi abbastanza basso, ma ovviamente sono dati che variano da campagna a campagna).

Il discorso circa il fatto che l’advertising classico non riesca ad inserirsi all’interno del naturale flusso di informazioni e di motivazioni d’uso di un social network è ormai assodato. In tempi non sospetti, durante la preparazione della mia tesi nel lontano 2007, questo già sembrava piuttosto chiaro (un mio intervento su Mlist tendeva proprio a chiarire questo concetto: http://www.mlist.it/discussioni/investimenti-pubblicitari-nei-social-network).

Altro elemento a mio parere importante è il fatto che noi fruitori di Web 2.0 siamo stati abituati all’uso gratuito di tutte le piattaforme. Abbiamo la concezione secondo la quale il servizio ci è dovuto, il nostro network è il nostro spazio, non è di Facebook o di Netlog nè delle aziende che comprano i banner. “Ma perchè questi invadono il mio profilo?”: se su altri media vediamo come naturale l’inserimento della comunicazione unidirezionale a pagamento, sui social network non è così (o almeno non ancora). Probabilmente ci abitueremo anche a questo.

Una via alternativa, portata avanti principalmente da social network dedicati al business quali Linkedin e Xing, è quella di far pagare una quota mensile per l’acquisto di servizi aggiuntivi. Nel campo degli affari, questo modello sembra funzionare, in quanto aspetti specifici contenuti nei pacchetti premium sono effetivamente molto utili per l’acquisizione di nuovo business, e gli utenti sono ben contenti di abbonarsi.

Un social network come Facebook, forse, potrebbe riprendere il concetto del servizio in abbonamento, applicandolo però solo alle aziende, celebrità, gruppi musicali che vogliono aprire una propria pagina fan. Questo pensiero mi porta a fare perà alcune considerazioni:

  • Facebook ci avrà senza dubbio pensato, non applicando tale metodo forse perchè sono arrivati alla conclusione che in questo modo si sarebbe ridotto di molto il numero di profili pubblici. Ora il loro unico obiettivo è di ampliare il più possibile il loro ecosistema (composto da utenti semplici e non).
  • In un ambiente come un social network generalista, non conviene chiedere soldi in nessun modo agli utenti semplici. Non possono essere loro l’obiettivo di un offerta di servizi aggiuntivi a pagamento, in quanto questo potrebbe minacciare la numerosità del network (e il valore di questi social network si misura in primo luogo sulla numerosità). Questo mi sembra particolarmente vero nella realtà italiana.
  • Last.fm è l’esempio di un tentativo (probabilmente) riuscito di monitazzare attraverso l’offerta di servizi premium anche per utenti comuni. Con mio sommo stupore, infatti, ci sono miei conoscenti che hanno sottoscritto l’abbonamento (anche se siamo in Italia!!). Si deve sottolineare, però, che Last.fm non è un social network generalista, ma un social software che offre servizio ben specifico.
  • Se il modello a cui pensano in Facebook è quello pubblicitario, certamente non pensano a quello classico. 

Sarei ben contento di confrontarmi su questi temi, e i commenti sono sempre ben accetti…

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Facebook aggiorna l’analisi delle statistiche per le pagine Fan

Da una settimana Facebook ha aggiornato il pannello delle Insights per i profili pubblici.

La rotta intrapresa va sempre più verso il Social Media Monitoring, visto che non si prendono in esame solo le iscrizioni, gli accessi e la suddivisione demografica dei fan. Facebook ha deciso infatti di aggiungere nuovi indicatori molto utili, tra cui i più importanti sono la quantità delle interazioni nel tempo e la valutazione della qualità dei post inseriti.

L’indicatore delle interazioni si presenta con il classico grafico dell’andamento temporale delle stesse, con diverse linee che rappresetano il totale delle interazioni, i commenti lasciati dagli utenti, i like, i wall post. Affianco vengono visualizzate informazioni demografiche sui fan che hanno interagito con la nostra pagina.

L’indicatore della qualità dei post indica, invece, quanto questi son riusciti a coivolgere i fan. Visualizza, in pratica, la percentuale degli utenti che hanno risposto ai un nostri post nell’ultima settimana.

L’aggiornamento ha portato ad una riorganizzazione globale dello strumento di analisi. Ora, nella parte dedicata alle interazioni è possibile visualizzare l’andamento di:

  • Interazioni
  • Interazioni per post
  • Qualità dei post
  • Numero di post
  • Pagine visualizzate e utenti unici
  • Riproduzioni audio e video, oltre al numero di visualizzazioni delle foto
  • Il numero di post aggiunti nell’area Discussion
  • Le reviews

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Nella parte dedicata a numero e analisi demografica dei fan, il grafico dell’andamento temporale visualizza:

  • Numero di fan e di fan che cancellano la propria sottoscrizione
  • Nuovi fan
  • Fan che si reiscrivono

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Tutto sommato, si tratta di un aggiornamento cospicuo e di grande aiuto per gli amministratori di pagine con molti fan e molto dinamiche. A seconda degli andamenti, ora è più facile capire in tempo reale se c’è qualche errore nella strategia di comunicazione e di interazione, in modo da correggerli in corso. Tutto ciò dimostra che si sente il bisogno di andare oltre le classiche metriche del web…

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