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Storia di un Twitter user e alcune considerazioni

Mi iscrissi per la prima volta a Twitter nel dicembre del 2007 per motivi di studio. Nonostante se ne parlasse come un servizio dall’alto potenziale, lo trovai noioso e, cosa tristissima, non c’era nessun conoscente (vabbè, all’epoca solo MySpace era popolare tra i miei amici, anche su Facebook ne avevo solo 10). Inoltre, non essendo un blogger e non avendo necessità di relazionarmi costantemente con loro, preferivo gli RSS e in poco tempo dimenticai username e password…

Nel settembre 2008 ho aperto un nuovo account, questa volta con il mio vero nome, sempre più per studio che per altro, anche se uno studio finalizzato al mio lavoro. Fortunatamente, questa volta l’ho trovato molto più interessante. Ho iniziato a seguire i soliti noti della blogosfera italiana, i social media marketers, qualche amico blogger (son pochi). Tutti ne facevano un uso intelligente, segnalando bei link o facendo belle considerazioni, a parte gli insopportabili conferenzieri 2.0 dalla bella vita che si sparano le pose sui loro spostamenti nel mondo (ma che me ne frega che sei atterrato a Sidney e che il tempo è bello? ma non ti seguo più, piuttosto!!).

Anche io, nel mio piccolo, mi diverto a segnalare articoli a mio avviso degni di nota, i rari post che scrivo sul mio superseguito superblog, piccoli eventi della mia vita che rigorosamente non sfociano nel privato (sono riservato, io!)… Ovviamente, il tutto linkato a FriendFeed un po’ come fate anche voi.

Ma cosa c’entra tutto questo prologo? Beh, precisare che uso faccio di Twitter chiarisce le seguenti due piccole e opinabili considerazioni, fatte un po’ spinto anche da questo bel post di Francesco Gavello

- Secondo me, oggi come oggi, in Italia, Twitter non è ancora un punto fondamentale di una strategia Social Web per le aziende di “largo consumo“. Gli utenti italiani di Twitter, almeno per quel che ho visto io, sono per lo più early adopters e bloggers. La massa non è ancora arrivata. Che senso ha allora per quelle imprese che si rivolgono primariamente a un mercato di massa? Mi capita che tra i miei followers ci siano aziende come Ikea, Fiat, etc. etc… Possibile che questi account abbiano 600 followings e 250 followers, primariamente esponenti della blogosfera e social media marketers? Che facciamo, ci autoreferenziamo? Dovrei ricambiare giusto far farci un po’ di forza tutti assieme e dimostrare che i numeri ci sono?

- Altro punto che noto: cosa mi comunicano di così interessante queste aziende? Per ora, nulla. Nel mio flusso di informazioni, i loro tweet li trovo molto fastidiosi e inutili. Nella maggior parte dei casi, è una comunicazione one-to-many in stile broadcasting che riesce piuttosto semplice in 140 caratteri. I twitter aziendali statunitensi sono diversi, si inseriscono meglio nel mio feed, linkano a risorse davvero interessanti, non solo ad annunci di prodotti, prezzi, eventi. Questo, a mio avviso, potrebbe essere una strategia con del senso anche in Italia.

Sono ben accette offese e stroncature a questi miei pensieri  ;-)… Ci tengo a precisare, però, che non dico che un account Twitter sia inutile in Italia, ma che non è un punto fondamentale di una strategia com’è invece Facebook. Ovviamente, questo vale solo per aziende di largo consumo che si rivolgono ad un mercato di massa…

{ 4 } Comments

  1. Caterina Dipino | April 28, 2009 at 4:09 pm | Permalink

    Sono abbastanza d’accordo con queste considerazioni… la massa non è ancora arrivata, questo il vero problema!
    E da qui le difficoltà delle aziende di integrare questo strumento con le altre strategie in atto.
    Perfettamente d’accordo sul fatto che questi cinguettii debbano avere un valore aggiunto e non essere uno sterile feed. Talvolta, però, è difficile far digerire lato azienda questo valore aggiunto.
    C’è ancora tanta strada da fare ma credo che twitter abbia più potenzialità in ambiti professionali/aziendali che per mero svago (questo il mio modestissimo parere).

  2. vincenzo risi | April 29, 2009 at 11:25 am | Permalink

    Beh sì, in Italia la strada da fare è ancora tanta.
    Son d’accordo con te sulla maggiore potenzialità in ambiti professionali/aziendali, sottolineando la prima delle due. Lo svago è molto più semplice ottenerlo con maggiore soddisfazione in Facebook o in MySpace, c’è poco da dire…

  3. Pino | April 30, 2009 at 7:55 am | Permalink

    Sono d’accordo con tutto quello che dici. L’unico dubbio che mi hai fatto venire riguarda i tipi di utilizzatori: magari quando Twitter diventerà un servizio “di massa” verrà apprezzato per altri usi o per altri scopi

  4. vincenzo risi | April 30, 2009 at 2:08 pm | Permalink

    @Pino
    Sì, è vero…quello che mi domando io è se Twitter diverrà realmente di massa qui in Italia. Nel mio piccolo, penso ci siano ottime probabilità… Ad ogni modo, per fortuna ci sono delle differenze sociologiche forti tra qui e gli USA, e non tutto quello che ha successo in nord america l’ha necessariamente anche nel belpaese…

{ 1 } Trackback

  1. [...] Solo un paio di giorni fa, Francesco Gavello ha scritto un bel post su Twitter e aziende: consiglio la lettura anche della discussione che si è sviluppata nei commenti e del successivo post di Vincenzo Risi. [...]

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